Palermo, duemila imprese nelle aree industriali. Sicindustria: “Senza infrastrutture a rischio la crescita”

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Il report presentato dal presidente Russello: “Rimettere al centro il manifatturiero, abbiamo 11.600 dipendenti e un fatturato di 4 miliardi”

La Repubblica Palermo 13/04/2022

Duemila imprese che danno lavoro a 11.600 dipendenti e generano un fatturato di 4 miliardi di euro l’anno ma che ogni giorno combattono la carenza di infrastrutture in primo luogo quelle di trasporto merci e passeggeri. Sono le aziende che sorgono nelle tre aree industriali di Brancaccio, Carini e Termini Imerese censite da un report presentato da Sicindustria Palermo. I dati raccolti dalla piattaforma Margò e dallo studio Lo Presti del gruppo Crif, sono stati presentati al convegno “Pnrr e Zes: infrastrutture e aree industriali per la Palermo del futuro”. La superficie totale delle tre aree industriali è pari a 885 ettari: 1.524 sono le aziende siciliane con 8.231 dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato. 395 sono quelle internazionali e nazionali, con 3.400 dipendenti e un fatturato di 2,5 miliardi.

“Il sistema delle zone industriali si trova in uno stato di coma, però ci sono delle speranze per la ripresa – ha spiegato il presidente di Sicindustria Palermo, Giuseppe Russello – dobbiamo rimettere la manifattura al centro e non possiamo più permetterci che per arrivare da Brancaccio a Carini si debba attraversare la città. Gli imprenditori sono rimasti nelle aree industriali resistendo, nonostante la mancanza di servizi sullo smaltimento dei rifiuti e la mancanza di illuminazione. Oggi c’è una possibilità di avere risorse finanziarie, che oggettivamente mancavano, agevolazioni fiscali, di avere player importanti che stanno cercando di allocarsi in Sicilia. Abbiamo capito che le zone industriali non sono infrastrutture che sporcano e bruciano risorse, ma possono essere zone di sviluppo dove nascono grandi eccellenze, come Rimed/Ismett. Se riusciamo a ricostruire questo tessuto produttivo della provincia, possiamo immaginare un volano di sviluppo non soltanto per le imprese ma per tutto il sistema delle imprese”.

Per gli industriali una grossa occasione può venire dalle Zes, le zone economiche speciali. E durante il convegno arriva l’annuncio dell’assessore al Bilancio, Gaetano Armao: “Ci sono opportunità fiscali per le imprese che faranno parte delle Zes, il dipartimento delle Finanze ha svolto un’analisi puntuale sulle zone economiche, e ogni impresa che nascerà in Sicilia avrà tutte le opportunità fiscali di cui potrà godere se verrà ammessa al piano delle Zes. A questo aggiungeremo altre misure, come quelle che stiamo presentando nel disegno di legge di la stabilità. La prospettiva è quella di avere una sorta di Super Zes, offrendo il credito di imposta ulteriore alle aziende che nasceranno in Sicilia”. Armao annuncia anche che domani in giunta arriverà la legge di stabilità: “Sarà una legge snella, dopo il via libera della giunta trasmetteremo il testo all’Assemblea per l’esame nelle commissioni di merito e al Bilancio, speriamo di cominciare subito dopo Pasqua”.

Sulle agevolazioni nelle Zes è già al lavoro la struttura del commissario per le Zes della Sicilia occidentale, Carlo Amenta, che può contare sul lavoro di venti professionisti, suddivisi nei settori tecnico e amministrativo. “Dalla nostra struttura, le imprese riceveranno assistenza operativa, fiscale e amministrativa – ha detto Amenta – Si apriranno tante opportunità grazie ai fondi del Pnrr, con i 18 milioni a disposizione, e ad altre misure di agevolazioni fiscali che arriveranno dalla Regione siciliana e dal governo nazionale. La speranza è che la Sicilia faccia qualche passo in più per assistere al meglio le imprese”.

Di un “patto fra imprese e strutture commissariali” ha parlato anche il presidente dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, Pasqualino Monti: “In quattro anni e mezzo abbiamo messo a terra, realizzato, 500 milioni di euro di opere. Ma continuiamo a combattere giornalmente con una burocrazia malata che allunga i tempi e che soprattutto rischia di far cambiare strada al mercato internazionale escludendo la Sicilia e l’Italia. Non ci possono volere 27 mesi per le valutazioni ambientali. Qui è necessario un commissario straordinario che realizzi tutte le infrastrutture di trasporto. Ma c’è anche bisogno di credere al cambiamento. Il progetto del tunnel che unisca le due autostrade e il porto saltando il centro della città è stato accolto con scetticismo, come un’impresa impossibile. Ma la Danimarca ha ottenuto 30 miliardi di euro di fondi europei e sta realizzando il tunnel di collegamento con la Germania. Perché noi non possiamo farlo?”.

 

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